Kintzugi Way

THE KINTZUGI WAY o anche “CREPARE … e TORNARE MIGLIORI”

intro :

Il Giappone è una terra di antiche tradizioni, è anche fucina di recenti e costanti innovazioni tecnologiche, ma sopratutto io la ritengo la terra della disciplina.
Qui il concetto di disciplina è amplificato e vissuto come sacro, con i suoi eccessi quindi, eppure c’è un costante senso estetico che pervade molte delle attività giapponesi. Una di queste è la tecnica del kintsugi, la cosidetta “arte delle preziose cicatrici”. Quando una ciotola, una teiera o un vaso prezioso cadono, facilmente noi li buttiamo con rabbia e dispiacere, eppure c’è un’alternativa, una pratica giapponese che fa l’esatto opposto: evidenzia le fratture, le impreziosisce e aggiunge valore all’oggetto rotto. Si chiama kintsugi (金継ぎ), o kintsukuroi (金繕い), letteralmente oro (“kin”) e riunire, riparare, ricongiunzione (“tsugi”).
Come è facile intuire questa pratica è una delle molteplici metafore del modo di vivere di quelle terre diventata così un’arte. L’arte di abbracciare un danno, un fatto imprevisto, magari violento, ma anche l’arte di non vergognarsi delle ferite, delle cicatrici, fisiche senz’altro ma anche emotive e sopratutto relazioni.
È la sapienza di porre un ottimo rimedio ad una rottura, alla separazione. Facendo il parallelo infatti, se nella tecnica si prescrive l’uso di un metallo prezioso, che può essere oro o argento liquido o lacca con polvere d’oro per riunire i pezzi di un oggetto di ceramica rotto, esaltandone le nuove nervature create, la trasposizione della tecnica può, e dovrebbe, suggerirci come si possa gestire al meglio il valore di una relazione solamente aggiungendole ulteriore valore, rendendola ancora più unica ed inimitabile. In questo modo le cicatrici diventano una sorta di bellezza da poter esibire anziché un problema da dovere in qualche maniera nascondere le piccole o grandi ferite che lasciano tracce diverse su ognuno di noi.
Vale la pena di investire un po’ di tempo per leggere cosa narra la leggenda che spiega come sia nata questa arte.
Durante il governo di Yoshimasa si assistette allo sviluppo dell’Higashiyama bunka, un movimento culturale fortemente influenzato dal buddhismo zen che diede origine alla cerimonia del tè (anche Sado o via del tè), all’ikebana o (anche Kado, via dei fiori), al teatro No, alla pittura con inchiostro cinese. Il kintsugi ci suggerisce dei paralleli suggestivi.
Non si deve buttare per forza ciò che si danneggia, che si spezza, ciò che diventa deforme. Con il sapere e con il saper fare quell’evento non ne rappresenta una fine ma un possibile nuovo inizio poiché si può tentare di recuperare, e nel farlo ci si guadagna, si diventa più resilienti.
(Rivisitazione dall’articolo di Stefano Carnazzi su Lifegate.it)

film :
“Constantine” di Francis Lawrence
“The Final Cut” di Omar Naim
“Steve Jobs” di Danny Boyle

musica :
“Nobody’s Fault But My Own” di Beck
“Gli Angeli” di L.Dalla – G.Morandi

commento :
<< Fare e disfare è tutto un lavorare >> così dice la traduzione di un proverbio dialettale delle mie parti, ovvero, che si creai o che si distrugga tutto fa parte del “gioco” che è esattamente la conferma della – legge della conservazione della materia – di Antoine-Laurent de Lavoisier, ma dai contenuti meno raffinati anche se altrettanto pratici e della quotidianità.
Oggi mi piace portare tutte queste considerazioni al focus del mondo delle relazioni e sopratutto degli effetti che queste generano in noi quando arrivate ad un punto di svolta come una frizione, un attrito o ancora una certa forza che ne aumenta la distanza fra i due capi, arrivano a distorcere quella forma e la funzione che rappresentavano quando si sono create.
Cosa accade quindi quando due realtà non sono più sinergiche, coordinate verso un obbiettivo condiviso? Semplicemente si sprigiona quell’energia che prima era dedicata a tenere saldo quel legame. Quella certa energia assume nel prosieguo diverse forme e non di rado diventa una parcella per gli avvocati, si, in Italia capita abbastanza di frequente, ci piace la battaglia intellettuale e dialettica, siamo abituati così da lungo tempo. Il peccato è che ormai questo meccanismo è tanto frequente quanto sconveniente, eh già perché paradossalmente tutto ciò in qualche modo e per un certo tempo lega ancora di più le parti che volevano interrompere o almeno mutare la natura della propria relazione … capita quindi che anziché diventare un commiato, la relazione si rinsalda per così dire nella sofferenza/performance di una battaglia nella quale spesso non ci saranno vincitori ma facilmente solo dei vinti.
La dinamica è presente un po’ in ogni tipo di relazione ma qui mi soffermerò solo su quelle di tipo professionale.
Quando una relazione è a fine corsa e si avanzano dei crediti a vario titolo nei confronti della controparte è necessario distinguere ciò che è una eventuale battaglia legale per ottenere quello che numericamente si ritiene di dovere avere da tale controparte, dal sottile inganno che questa battaglia può nascondere, mi riferisco a quella momentanea incapacità di lasciare andare l’altra parte per essere subito pronti ad una nuova relazione e recuperare quanto prima la “perdita subita”, che non di rado può invece essere un vero e proprio terno al lotto. Insistere infatti in una cosiddetta “relazione tossica” è uno dei peggiori modi di restare vincolati ad un’idea che ci rende schiavi della recriminazione a svantaggio di una nuova, migliore, performance di business.

Mi occupo di rilancio personale, professionale ed aziendale e sono specializzato in comunicazione relazionare, chiedimi come fare per…

La Forma dell’ Essenza

LA FORMA DELL’ ESSENZA

libri :
“Cattivi Maestri” di A.Gnocchi e M.Palmaro
“Mediapolis” di Roger Silverstone

film :
“Ex Machina” di Alex Garland
“Essere John Malkovich” di Spike Jonze
“La Migliore Offerta” di Giuseppe Tornatore

musica :
“Deliziosa Abbondanza” di Cristina Donà
“È non è” di Nicolò Fabi

commento : Essenza e Forma

Un tema centrale e futile, antico così come lo è la nostra mente che cerca di farsi un’idea e che spesso si inganna in questo tentativo. Così, la discriminante fra la forma e l’essenza spreca molta, a volte troppa, energia della nostra mente incapace di indagare più in profondità.
Il contenitore non è il contenuto e ciononostante il primo apprezza il secondo facendosi custodia forse per utilità pratica, forse per una esigenza estetica o forse ancora per un semplice caso.
La bellezza è quindi nell’occhio di chi guarda, e quindi in fondo nel contenuto di chi la guarda, eppure questo contenuto, una certa essenza, valuta, giudica e discrimina una forma che suggerisce e racconta una presunta verità circa il proprio di contenuto.

Le abitudini mentali, i proverbi e le superstizioni si dice spesso che sono portatori di una essenza profonda, di una sapienza. Personalmente, credo che tutte queste manifestazioni del nostro mondo interiore/esteriore sono ancorate comunque ed ovunque alle forme del tempo.
Ma se i tempi cambiano esse quindi non valgono più, o almeno non valgono più come prima, ed i tempi stanno cambiando più velocemente del solito, almeno così sembra per la forma con la quale essi si manifestano.
Forma ed essenza non sono antitesi, sono entrambe causa e conseguenza l’una dell’altra, sono sempre presenti eppure facilmente fraintese.

“Scarpe grandi cervello fino” , “Macchina grande stabilità economica”, “Cravatta uguale professionalità ed intelligenza”, “Viso regolare è persona amichevole”, “Forme attraenti successo assicurato”, “Disordine significa incompetenza”, “Una presenza costante è una conferma di rispetto e di fedeltà”, “Il ritardo è presagio di guai e complicazioni” ecc ecc ecc, e sono tanti gli schemi che ci accompagnano e che affondano le radici nelle dicerie di un tempo che oggigiorno cercano di adattarsi ai tempi più moderni creando dentro e fuori di noi un mondo di convinzioni nella maggior parte dei casi banali ed insufficienti come un reale metro di valutazione razionale.
Eh si perché di valutazione razionale abbiamo bisogno e non solo delle emozioni e degli istinti dai quali fatichiamo a distanziarci anche per poco come collettivo di specie, nonostante la corteccia cerebrale sia apparsa da ancora troppo poco tempo come stadio evolutivo.

Adoro questo terzo millennio che sta rimescolando un po’ tutte le carte da gioco sul tavolo della contemporaneità. Quando penso che fra i più grandi imprenditori mondiali degli ultimi venti-trent’anni ci sono ad esempio alcuni ragazzotti in jeans e felpa col cappuccio davanti ad un personal computer, oppure dei magnati mediorientali vestiti con turbanti e kaftan o thobe, mentre ancora buona parte della classe dirigente occidentale si ostina nei suoi cerimoniali di giacca&cravatta nel decidere se una persona è valida o meno senza fare ulteriori passi avanti nella comprensione di quelle che ormai vengono riconosciute come le attitudini fondamentali e trasversali, le cosiddette “Soft Skills”, per capire e conoscere meglio una persona, ecco detto che la forma ancora oggi oscura l’essenza, la nasconde e magari un po’ la protegge.

Ma cosa è poi questa essenza? Nessuno lo ha mai spiegato, e non è poi così semplice spiegare qualcosa che effettivamente non può essere ridotto a semplici schemi.
La forma da una conferma o una smentita mentre l’essenza rimane se stessa.
L’essenza non può cambiare ma può assumere una qualsiasi forma.
L’acqua è l’esempio migliore che abbiamo a disposizione, la si può deformare, imbrigliare, trasformare in mille e mille forme, eppure essa rimane se stessa, può giocare con infinite trasformazioni ma rimane sempre e comunque fondamentale ed indissolubilmente se stessa, unica nel micro ed unita nel macro.

Ma cosa ci interessa tutto questo nel mondo del business?
Cosa ha a che fare con la consulenza? È utile? Come?
Perché mai si dovrebbe dare come nome alla propria azienda CONSULENZA ESSENZIALE?

La prima risposta è tecnica, più di superficie, ed ha a che fare col fatto che se l’obbiettivo dichiarato è quello di essere di aiuto alle aziende (questa è la missione, quindi l’essenza), il fatto di avere molteplici servizi a corredo di questo obbiettivo, anche se cambiano nel corso tempo, è connaturato con i tempi che corrono, e ciò non è altro che una conferma della propria dichiarazione di intenti.
Una ulteriore risposta va colta, per chi vuole, un po’ più in profondità e non sarà di certo la riposta perfetta. La forma perfetta non permette un ulteriore cambiamento, è immutabile, non evolve in una forma migliore. Ho capito nel tempo che una cosa è tendere a migliorasi mentre il credere di essere arrivati ad una qualsiasi vetta è un pò come una dichiarazione di resa.
Resistere a fare tutto in modo – in teoria – perfetto è un grande atto di umiltà verso i propri limiti, e questo non significa arrendersi ad essi ma anzi accoglierli per migliorarli. Lasciare consapevolmente all’altro la possibilità di criticare quello che facciamo è uno dei modi migliori di mantenere viva una relazione, è infatti nella sua dinamica di possibile miglioramento che una relazione resta utile. Risultare sempre impeccabili può sembrare una buona cosa, ma probabilmente nasconde dosi di vanità e seduzione ed alla lunga può deludere, accettare e farsi accettare invece crea delle relazioni solide e durature.
Può sembrare impopolare e controproducente in un mondo che vende e compra le migliori ricette per essere super, inattaccabili e sempre al top, ma basta pensare come ciò che è perfetto in un certo luogo ed in un certo tempo non lo è in un altro. Quello che sembra inarrivabile è esattamente così, quindi alla fine è poco interessante, almeno così a me sembra.
Possiamo sapere bene a memoria una bella recita, una bella frase scritta con i migliori canoni stilistici, conoscere le migliori tecniche di persuasione e di comunicazione, possiamo fare la più grande performance che ci sia mai riuscita eppure essa deve essere inferiore alla prossima che faremo e non deve mai escludere dal risultato il beneficio del nostro interlocutore e non quello che saremmo tentati di considerare come tale ma quando in realtà è magari una mera soddisfazione del solo unico nostro bisogno. Cosa difficile in principio forse, l’unica importante nel medio lungo periodo se si ha la capacità di guardare davvero lontano.
Lasciamo quindi che gli errori ci guidino verso la migliore versione che deve ancora arrivare, e speriamo che essa sarà un po’ sbagliata nella forma cosicché l’essenza possa manifestarsi e dialogare con il resto, con ciò che c’è fuori da essa, almeno per non rischiare che la forma venga abbandonata da quell’essenza che cerca sempre una nuova e migliore forma.

Mi occupo di Consulenza Strategico-Cognitiva, chiedimi come fare a…

Alessio Micheli

Lotta per la Fiducia

LOTTA PER LA FIDUCIA

libri :
“Cinque chiavi per il Futuro” di Howard Gardner
“Decisioni” di Hammond-Keeney-Raiffa
“Lavorare con Intelligenza Emotiva” di Daniel Goleman

film :
“La Ricerca della Felicità” di Gabriele Muccino
“La Grande Scommessa” di Adam McKay

musica :
“Il Gatto e la Volpe” di Edoardo Bennato
“Baby Fiducia” degli Afterhours

commento : Fiducia SIoNO

“Fidati di me!!”…“Puoi fidarti!”…”Te lo posso garantire”…”Ho sentito dire che..”…”Date una garanzia?”…”Siamo assicurati!”..ecc ecc ecc ecc
Quante volte vogliamo e vorremmo sia avere che poter dare una garanzia. Già. Ho pensato di attivare un nuovo servizio che sarà senz’ombra di dubbio il business di questo inizio secolo :
– LA COMPRA-VENDITA DELLA FIDUCIA –
Non sto scherzando, i lavori sono già avviati da qualche tempo, si tratta solo di convincere tutti gli investitori ed il gioco è fatto!
Può sembrare una sintesi un po’ forzata ma non dista di molto da tante altre iniziative nei settori più disparati.
Quasi tutta l’attvita imprenditoriale si basa e si alimenta attraverso un principio di fiducia.
Fiducia in se stessi anzitutto, e nonostante tutto (errori, mazzate, fregature, burocrazie, qualche sfighetta e diverse disattenzioni); ma anche fiducia che l’altro ci possa capire e comprendere, che possa darci fiducia, che creda nella bontà dei nostri propositi, che ne veda la luce e la benevolenza, che abbia risorse di tempo e di denaro per confermarci la fiducia che andiamo a chiedere, che in qualche modo vendiamo e talvolta regaliamo; e poi, poi, c’è la fiducia che le cose vadano bene una volta che abbiamo passato la palla, che il nostro “compagno di squadra”, chiunque esso sia e qualunque ruolo ricopra nella relazione con noi, non sbagli nulla, non complichi le cose, fiducia che le cose non siano di per se già complicate; ed una volta compiuto bene il nostro lavoro resta anche l’ultima e oramai costante grande incognita, si sì, proprio quella, che finalmente dopo tutto il lavoro svolto e condiviso il nostro sforzo venga giustamente ricompensato.

Sciak!! Ho pestato una bella “M” vero?!!?
È già partito il nastro?
Siete già andati mentalmente ed emotivamente (e spero proprio non fisicamente) a prendere il lanciafiamme??

Siamo tutti vittime e tutti carnefici in qualche senso, il meccanismo si è grippato e dobbiamo imparare ad oliarlo ex-novo con nuovi lubrificanti, più performanti, sennò l’attrito ci inchioderà lì dove siamo ora.

Ecco una delle sfide quotidiane che personalmente mi trovo ad affrontare talvolta da una angolazione e talaltra da altri punti di osservazione di questa dinamica.
E capita a molti se non a tutti il doversi domandare costantemente se ciò che stiamo facendo, ascoltando, accettando e proponendo ha le gambe per reggersi, per camminare e magari correre e saltare.
Magari non servono esempi, ognuno ne ha alcuni, nel dubbio tuttavia mi va di citare due situazioni parallele e contemporanee nella stessa dinamica di relazione.

– Tizio A che propone qualcosa a Tizio B –

A :
Dopo avere chiamato al telefono presso gli uffici dell’azienda di B, che non è riuscito a sentire direttamente poiché troppo impegnato, riesce a fissare un appuntamento a 80Km di distanza nella vicina e caotica città.

ELENCO DEI DUBBI :
È l’azienda giusta?
Mi sono spiegato bene al telefono?
Mi avrà capito bene la persona che ha risposto?
Avrà riportato correttamente le informazioni preliminari?
A distanza di 4-5 giorni, B, non cambierà la propria agenda?
Non avrà un impegno improvviso?
Mi dedicherà il giusto tempo?
Gli servirà ciò che proporrò?
Avrà denaro da investire?
Una volta intrapresa una qualsiasi attività, la porterà a termine?
Una volta conquistata la benevolenza di B sarà poi fatto bene il lavoro dai miei colleghi/partners?
Con quali tempi?
B ne sarà soddisfatto?
Pagherà?
Con quali tempi?

B :
Dopo che A ha chiamato/scritto in azienda, ed è per B l’ennesimo venditore o consulente, dei quali ritiene c’è ne siano fin troppi in circolazione, ma con i quali è comunque utile e talvolta indispensabile confrontarsi per poter sapere cosa offre il mercato, e visto che A è riuscito a fissare un appuntamento presso la sua azienda…

ELENCO DEI DUBBI :
È l’azienda giusta per la mia attività?
A è la persona giusta?
Risolverà qualche mio problema?
Si sarà spiegato bene al telefono?
Quali sono le sue reali intenzioni?
Avrà capito bene la persona che ha risposto per me?
Avrà riportato correttamente le informazioni preliminari?
Il giorno fissato avrò tempo da dedicare?
Potrei avere un impegno improvviso?
A mi porterà via solo del tempo prezioso?
Mi potrà servire ciò che propone?
Se fosse qualcosa di utile avrò poi il denaro che serve?
Investirò bene il mio denaro?
Una volta intrapresa una qualsiasi attività, A la saprà portare a termine?
Sara fatto bene il lavoro?
Con quali tempi?
Io ne sarà soddisfatto?
Avrò migliorato effettivamente la mia situazione ?
In quali tempi?

Ecc ecc ecc ecc, e questo è solo un esempio…

Forse è sempre stato così e forse no, sembra tuttavia che ci sia sempre poco tempo ed ancora meno risorse, ma probabilmente in molti casi in realtà è solo cambiata la percezione della relazione.
Tutti vogliamo tutto e subito, lo vogliamo fatto bene e senza intoppi, siamo diventati un po’ più più sfiduciati, ogni tanto pure pessimisti. Da cosa dipende? Alla fine sempre e comunque da noi, dalle nostre capacità che devono adeguarsi ai tempi che corrono, che cambiano e ci obbligano a cambiare.

Ricetta : Una buona organizzazione del tempo e delle risorse, costante apertura al dialogo, aumentare l’abilità nel trasformare ogni situazione pensando non solo a se stessi, portare rispetto per l’altro, rispetto per le differenze di età, di estrazione, dei modi di dire-fare-essere-comunicarsi-sapere-tempi, capire che l’altro è lì per me così come io lo sono per l’altro, stabilire chi è meglio di noi, imparare da chi è meglio, imparare anche da chi non lo è, nutrire la speranza che pure un pizzico di fortuna sia per noi, credere che essa sia una certezza, restituire sempre qualcosa, assicurarsi che l’altro ne goda, essere onesti con sè e con l’altro, ringraziare interiormente e possibilmente esteriormente, creare la condizione di complicità e collaborazione nella relazione, continuare a “giocare”, rinunciare ai pregiudizi, alle vecchie abitudini, ed essere sufficientemente curiosi da adottarne di nuove … per il resto..

Mi occupo di consulenza strategica, prima cognitiva e poi tecnica. Chiedimi come fare per …

Alessio Micheli

Il Sapere

IL SAPERE

libri :
“100 cose che non sai sulla tua mente” di Surendra Verma
“Mito e Sugnificato” di Claude Lévi-Strauss
“Coscienza” di Pietro Perconti

commento : Sapere i Corrispettivi del Sapere

Povero professionista, ma sopratutto povero consulente!
Questa figura professionale, che peraltro personalmente incarno da qualche tempo, è una professione che realmente, almeno qui in Italia, deve ancora “arrivare” definitivamente e deve conquistare il proprio spazio vitale, eppure così importante per gli anni a venire.

C’è una vecchia cultura che è immutata da troppo tempo, quella delle micro, nano e piccole imprese, spesso a conduzione familiare, e che sono la vera forza trainate del paese, ma iniziano solo ora, all’alba della consapevolezza “post crisi”, ad essere finalmente oneste con la realtà guardandola per quello che è, ovvero il forzato proseguo di un “percorso di cambiamento” continuo e mutevole.

Senza volere fare ora una seppure doverosa e lunga, lunghissima, considerazione circa la necessità estrema che hanno tutte queste imprese, e prima ancora tutte queste persone che fanno impresa, di consulenti e di consulenza;

Voglio raccontare una delle storie più interessanti riguardo alla relazione cliente-consulente, una storiella che trovo efficace, e confesso che ogni volta che ci penso o che la racconto, mi offre sempre un certo intimo godimento :

– Un tizio (cliente) si trova ad avere un problema col proprio personal computer e non riesce a risolverlo da solo, si tratta di un rumore infernale che presumibilmente arriva dalla ventola di raffreddamento, ma, per non rischiare di fare mosse azzardate e complicare ulteriormente la situazione non può fare altro che sfogliare un elenco di nomi e numeri, come ad esempio le pagine gialle, alla ricerca di un servizio di riparazione. Trovato così un professionista disponibile al pronto intervento, i due si accordano per il luogo e l’ora di incontro presso il recapito del cliente. Dopo circa quaranta minuti, suona il campanello ed ecco il professionista, il cliente soddisfatto della tempestività del servizio porta il professionista alla scrivania del computer in questione con la speranza che non sia nulla di grave poiché quel computer è di vitale importanza per la propria attività, oltre a non volere di certo perdere le preziose informazioni salvate sul pc, non ha nemmeno molto tempo per rimanere inattivo, dovendo di fatto consegnare un progetto nei giorni seguenti. Il professionista esamina il problema, apre la cassetta degli attrezzi ed estrae un cacciavite, il cliente inizia a preoccuparsi un po’, il professionista è serio, non fa trasparire nessuna emozione, si appresta a togliere la scocca esterna della macchina, la toglie, verifica ulteriormente la provenienza del rumore, non la spegne nemmeno, infila il cacciavite nella testa di un paio di viti, gira il cacciavite e …Zzzzz..zhzhzh…..hhh…hh.hh…h..il silenzio. Voilà, il problema è risolto!! Viene richiusa anche la scatola esterna. Ecco che si trattava solo di un allentamento delle viti del supporto della ventola. Il cliente, che era rimasto col fiato sospeso, riprende ossigeno, sorride, è soddisfatto ed offre un caffè al professionista che accetta ben volentieri. I due parlano del più e del meno, del tempo e del campionato di calcio, sorseggiano il caffè ed intanto ognuno dei due pensa già a quello che dovrà fare appena concluso quell’incontro con quel simpatico interlocutore. Finito il caffè il professionista prende nota dei dati del cliente e fa presente che invierà via posta nei giorni a venire la fattura al cliente per il servizio di pronto intervento, lascia una semplice ricevuta di uscita che viene controfirmata dal cliente e via, i due si salutano augurandosi un buon proseguimento di giornata pronti per rituffarsi ognuno nelle proprie attività. Dopo alcuni giorni il cliente riceve via posta come da accordi la fattura del professionista. Come tutti i clienti con l’occhio va immediatamente a leggere la scritta in basso a destra, quella relativa al costo totale finale, ed inaspettatamente ci trova scritto : “Totale Finale = 1.000€”!!! Il cliente é a dir poco furibondo, inizia a camminare su e giù per la stanza e, come un geko in una vasca di smarties, assume progressivamente i colori della bandiera nazionale, prima il bianco spavento, poi il rosso ingenuo ed in fine il verde rabbia, senza pensarci due volte chiama il professionista al cellulare, il quale come sempre risponde prontamente, e lo aggredisce senza pietà alcuna incalzandolo “lei è un truffatore!! come diavolo si permette di farmi una fattura da mille euro per un paio di viti, si vergogni!!! Le ho pure offerto un caffè è lei mi tratta in questo modo!??! Le faccio causa!!!”, lo spergiuro va avanti così per un paio di minuti, ed il professionista non risponde, attende di poter dire qualcosa, ma è solo quando si fa il silenzio che il cliente si ricompone un attimo e riprendendo di nuovo lui la parola con un atteggiamento un po’ meno sconclusionato si rivolge al professionista dicendo : ” mi scusi dello sfogo, ma davvero non capisco come lei possa fare una fattura per un intervento che sarà durato in tutto cinque minuti e che ha richiesto l’utilizzo di un banale cacciavite?!!?”, il professionista, capendo che finalmente può prendere parola replica in modo serafico domandando : ” ha letto le voci di costo?” Il cliente, un po’ confuso e disorientato dalla domanda e dai toni calmi del proprio interlocutore va presso la scrivania e prende nuovamente in mano la fattura che prima aveva lanciato lontano con un gesto secco, riparte a leggere dal basso, dal prezzo finale, e pensa fra se e se “caspita, il tono del professionista è così rilassato che non vorrei mai avere letto male, magari non ho visto la virgola, ma dai, sono uno stupido”…macché, il conto indica ancora 1.000€ !!, alza lo sguardo verso le voci di costo così come gli è stato appena suggerito, ed ecco la spiegazione :
Prima riga : Costo relativo ad intervento manuale con cacciavite = 1€
Seconda riga : Costo relativo al sapere quali viti girare = 999€ !!

Adoro questo finale, e voi ??
Di cosa sto parlando ?
Ovviamente del cosiddetto Know-How, ovvero il sapere, il sapere come fare, il prezzo del sapere ed il prezzo dello sforzo di procurarsi il sapere, del volerlo condividere, portando dei vantaggi ad altri.
Sono tutti e tre dei passaggi distinti e differenti, seppure legati, che ancora troppo spesso non vengono proprio considerati. Si danno per scontati.
Come la luce elettrica o l’acqua in una casa, ci sembra ovvio che debbano esserci poiché le cose funzionano così, eppure, anche questi sono dei servizi per i quali paghiamo delle cifre più o meno stabili, e alla lunga sempre più in rincaro.
Ma se facciamo qualche passo indietro a ricordare come sia potuto succedere che oggi sia davvero possibile, non lo dovremmo sottovalutare poiché sono passati in fondo davvero pochi anni dalla vita dei tanti Ragazzi della via Gluck.

C’è stato bisogno di un costo che qualcuno ha voluto affrontare, quel qualcuno che magari poteva e doveva decidere anche per noi, o chi prima di noi, ne vedeva i vantaggi, questo qualcuno ha dovuto sapere cosa e come fare, e gli è costato fatica, magari denaro che è stato guadagnato dalle proprie o dalle altrui fatiche, qualcuno ha dovuto viaggiare, studiare, provare ed inventare, ed una volta capito, ha voluto condividere tutto questo, non era scontato che accadesse, c’è stata una volontà, è stato chiesto ad altri di condividere un costo per condividere un vantaggio, il vantaggio che quel qualcuno ha visto prima poiché lo è andato ad incontrare quel vantaggio, ed il racconto di quanto aveva capito e confermato prima di tutto a se stesso, ha poi convinto qualcun altro che ciò poteva essere cosa utile, importante.
È andato tutto sempre bene? Neanche a parlarne! Si sono sempre fatti molti errori, e con quei molti errori si sono fatti i correttivi e si sono trovate le soluzioni, poiché ormai l’obbiettivo era stato fissato…

Anche oggi tutto questo, ed ancora di più tutto il resto, ha un costo.
Oggi migliorare e cambiare necessita di un nuovo sforzo, sappiamo già tutto e lo sappiamo un po’ male, sappiamo che si può cambiare, si, in teoria, sappiamo che si può sapere, anzi crediamo già di sapere.

Ricordo che molti anni fa in uno di quei discorsi tra giovani amici nei quali ci si chiede a vicenda “Tu, quale è la cosa che vorresti davvero?” la risposta di un amico presente fu “Vorrei sapere tutto e non dire niente a nessuno!”, rimasi davvero colpito ed un po’ urtato da quella dichiarazione (all’epoca non ero un consulente ne un imprenditore) tanto da ricordarmene ancora oggi.
Quell’amico aveva già capito il potere del sapere e non era disposto, una volta raggiuntolo, a condividerlo.
Quello che però questa persona non aveva forse capito di se stesso è che probabilmente sarebbe potuto diventare un ottimo commerciale, o magari un buon insegnante…già!, poiché un buon insegnante in realtà insegna una unica cosa : che il sapere bisogna conquistarselo e pagarlo a caro prezzo, non va regalato perché andrebbe sprecato e ce ne così poco da non poterselo e non potercelo permettere. A buon intenditor…

Alessio Micheli

Luce&Ombra

LUCE/OMBRA

libri : “Abolire la Propietà Intellettuale” di Michele Boldrin, David K. Levine

web :

www.turinigroup.it
http://www.biblio.polimi.it/fileadmin/user_upload/Guide_SBA/Citazioni1.pdf
https://www.bfm.unito.it/sites/b081/files/allegatiparagrafo/05-05-2016/fonti_documentarie_e_citazioni.pdf
http://www.ilpost.it/?blog_post=perche-in-italia-non-citiamo-le-fonti
https://www.wikihow.it/Dimostrare-il-Furto-di-Proprietà-Intellettuale

commento : Luce/Ombra

Inseparabili nella cosiddetta danza cosmica, le essenze rappresentate in luce ed ombra muovono ogni cosa. L’alternanza degli opposti e complementari, con ogni sfumatura dei propri sottoinsiemi, determinano e descrivono la trama e l’ordito del tessuto del nostro sapere, del nostro sentire e del nostro fare. Due sono in realtà Tre!

Luce significa ad esempio una Idea, mentre Ombra è la sua applicazione pratica, è l’estensione della prima e quindi ne decreta la morte, la prima idea cede il passo ad una nuova e forse migliore idea, alla sua evoluzione, spesso alla sua deturpazione e quindi alla sua distorsione.

Mai come in questo momento le idee hanno potuto circolare così rapidamente rimbalzando in ogni angolo del pianeta, mai prima d’ora gli inventori hanno dovuto difendersi così tanto, costretti nella logica schizofrenica del dover raccontare senza poter dire niente in mancanza di adeguate tutele.

Le idee sono una risorsa talmente necessaria che ritengo il furto di queste di maggiore responsabilità, in paragone ai beni materiali, e di necessaria attenzione per il presente ed il futuro.

In un mondo di “ingrati copioni”, di avidi ed ipocriti incapaci sfruttatori della proprietà intellettuale altrui, non ci resta che difendere le idee, nient’altro che quelle, il resto sarà solo una conseguenza della tutela di sani principi etici.

“Voce di un uno che grida nel deserto”, così recitano le sacre scritture riferendosi ai consigli inascoltati, un po’ come certe idee, certi progetti abbozzati e poi ignorati da tutti, ed infine abbandonati dagli stessi promotori di essi. Quanto spreco e quanta disattenzione!

Ciononostante, qualcuno è in ascolto, e,  fingendo di non sentire, prende senza chiedere, raccoglie nel buio della notte qualcosa che ha  visto di giorno mentendo a se stesso e ad altri di trovarsi lì per caso, e non vedendo proprietari applica in modo sommario la regola personale del “se nessuno lo sta custodendo allora è mio” …ecco il trend del mondo del business, dai tempi antichi fino ad oggi … fino al secondo millennio e per chi è rimasto invischiato nelle sue profonde radici. Ma questo nuovo millennio ha in realtà nella sua essenza una altro piglio, più capito dai nativi digitali e facendo uno spartiacque dai 25yearsolder, in Italia con una tolleranza fino ai 35-40…qui nel paese dei vegliardi, dai quali dobbiamo purtroppo difenderci, sia da quelli esteriori ma ancora di più da quelli interiori : il vecchio punto di vista, dei “si fa così” ed i “è impossibile” ecc ecc.

Ciò che manca ai disperati fuori corso è l’avere capito che, un conto è attivare la creatività ed orientarsi all’innovazione,  tutt’altraltra cosa è invece prendere una buona idea senza pagarne il prezzo, escludendo a priori chi l’ha generata, ed ancora prima chiedere il permesso di poterla utilizzare. Ciò equivale al trovare un aereo nel parcheggio sotto casa, e con un vecchio modus arrogante, dettato forse dalla necessità di una sperduta autostima, e generare una riduzione psicologica di pensiero più o meno di questo tipo :

“è proprio qui, che fortuna/qui non c’è nessuno/ sono anni che guido moto ed auto/posso viaggiare ancora più veloce/ci salgo e provo finalmente a volare”

Abbiamo detto spesso che era il tempo della sharing economy, ma in realtà intendevamo forse la business sharing ecnomy, e cionostante non ne vedevano il reale orizzonte che ci viene incontro ma non lo abbiamo ancora compreso davvero.

Il mondo sta crescendo, i giovani stanno aspettando, non vederli è il nostro errore, guardare meglio è la nostra grande possibilità. La rinuncia è la nuova frontiera. Citiamo le fonti, faremo senz’altro una più bella figura 🙂

”E il mio Maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”  – Franco Battiato

Alessio Micheli