Kintzugi Way

THE KINTZUGI WAY o anche “CREPARE … e TORNARE MIGLIORI”

intro :

Il Giappone è una terra di antiche tradizioni, è anche fucina di recenti e costanti innovazioni tecnologiche, ma sopratutto io la ritengo la terra della disciplina.
Qui il concetto di disciplina è amplificato e vissuto come sacro, con i suoi eccessi quindi, eppure c’è un costante senso estetico che pervade molte delle attività giapponesi. Una di queste è la tecnica del kintsugi, la cosidetta “arte delle preziose cicatrici”. Quando una ciotola, una teiera o un vaso prezioso cadono, facilmente noi li buttiamo con rabbia e dispiacere, eppure c’è un’alternativa, una pratica giapponese che fa l’esatto opposto: evidenzia le fratture, le impreziosisce e aggiunge valore all’oggetto rotto. Si chiama kintsugi (金継ぎ), o kintsukuroi (金繕い), letteralmente oro (“kin”) e riunire, riparare, ricongiunzione (“tsugi”).
Come è facile intuire questa pratica è una delle molteplici metafore del modo di vivere di quelle terre diventata così un’arte. L’arte di abbracciare un danno, un fatto imprevisto, magari violento, ma anche l’arte di non vergognarsi delle ferite, delle cicatrici, fisiche senz’altro ma anche emotive e sopratutto relazioni.
È la sapienza di porre un ottimo rimedio ad una rottura, alla separazione. Facendo il parallelo infatti, se nella tecnica si prescrive l’uso di un metallo prezioso, che può essere oro o argento liquido o lacca con polvere d’oro per riunire i pezzi di un oggetto di ceramica rotto, esaltandone le nuove nervature create, la trasposizione della tecnica può, e dovrebbe, suggerirci come si possa gestire al meglio il valore di una relazione solamente aggiungendole ulteriore valore, rendendola ancora più unica ed inimitabile. In questo modo le cicatrici diventano una sorta di bellezza da poter esibire anziché un problema da dovere in qualche maniera nascondere le piccole o grandi ferite che lasciano tracce diverse su ognuno di noi.
Vale la pena di investire un po’ di tempo per leggere cosa narra la leggenda che spiega come sia nata questa arte.
Durante il governo di Yoshimasa si assistette allo sviluppo dell’Higashiyama bunka, un movimento culturale fortemente influenzato dal buddhismo zen che diede origine alla cerimonia del tè (anche Sado o via del tè), all’ikebana o (anche Kado, via dei fiori), al teatro No, alla pittura con inchiostro cinese. Il kintsugi ci suggerisce dei paralleli suggestivi.
Non si deve buttare per forza ciò che si danneggia, che si spezza, ciò che diventa deforme. Con il sapere e con il saper fare quell’evento non ne rappresenta una fine ma un possibile nuovo inizio poiché si può tentare di recuperare, e nel farlo ci si guadagna, si diventa più resilienti.
(Rivisitazione dall’articolo di Stefano Carnazzi su Lifegate.it)

film :
“Constantine” di Francis Lawrence
“The Final Cut” di Omar Naim
“Steve Jobs” di Danny Boyle

musica :
“Nobody’s Fault But My Own” di Beck
“Gli Angeli” di L.Dalla – G.Morandi

commento :
<< Fare e disfare è tutto un lavorare >> così dice la traduzione di un proverbio dialettale delle mie parti, ovvero, che si crei o che si distrugga tutto fa parte del “gioco” che è esattamente la conferma della – legge della conservazione della materia – di Antoine-Laurent de Lavoisier, ma dai contenuti meno raffinati anche se altrettanto pratici e della quotidianità.
Oggi mi piace portare tutte queste considerazioni al focus del mondo delle relazioni e sopratutto degli effetti che queste generano in noi quando arrivate ad un punto di svolta come una frizione, un attrito o ancora una certa forza che ne aumenta la distanza fra i due capi, arrivano a distorcere quella forma e la funzione che rappresentavano quando si sono create.
Cosa accade quindi quando due realtà non sono più sinergiche, coordinate verso un obbiettivo condiviso? Semplicemente si sprigiona quell’energia che prima era dedicata a tenere saldo quel legame. Quella certa energia assume nel prosieguo diverse forme e non di rado diventa una parcella per gli avvocati, si, in Italia capita abbastanza di frequente, ci piace la battaglia intellettuale e dialettica, siamo abituati così da lungo tempo. Il peccato è che ormai questo meccanismo è tanto frequente quanto sconveniente, eh già perché paradossalmente tutto ciò in qualche modo e per un certo tempo lega ancora di più le parti che volevano interrompere o almeno mutare la natura della propria relazione … capita quindi che anziché diventare un commiato, la relazione si rinsalda per così dire nella sofferenza/performance di una battaglia nella quale spesso non ci saranno vincitori ma facilmente solo dei vinti.
La dinamica è presente un po’ in ogni tipo di relazione ma qui mi soffermerò solo su quelle di tipo professionale.
Quando una relazione è a fine corsa e si avanzano dei crediti a vario titolo nei confronti della controparte è necessario distinguere ciò che è una eventuale battaglia legale per ottenere quello che numericamente si ritiene di dovere avere da tale controparte, dal sottile inganno che questa battaglia può nascondere, mi riferisco a quella momentanea incapacità di lasciare andare l’altra parte per essere subito pronti ad una nuova relazione e recuperare quanto prima la “perdita subita”, che non di rado può invece essere un vero e proprio terno al lotto. Insistere infatti in una cosiddetta “relazione tossica” è uno dei peggiori modi di restare vincolati ad un’idea che ci rende schiavi della recriminazione a svantaggio di una nuova, migliore, performance di business.

Mi occupo di rilancio personale, professionale ed aziendale e sono specializzato in comunicazione relazionare, chiedimi come fare per…

Volontà&Chiarezza

LA VOLONTÀ..e LA CHIAREZZA

« Se non dovessimo trovare i soldi per i progetti, ebbene, li stamperemo »
(Robert Mugabe, citato dal Washington Post)

libri :
“I Sette Pilastri del Successo” di Stephen R.Covey
“Il Ritratto di Dorian Grey” di Oscar Wild
“La Domanda Inevasa” di Luca Antonini

film :
“7 anime” di Gabriele Muccino
“Unbroken” di Angelina Jolie
“Fight Club” di David Fincher

musica :
https://www.youtube.com/watch?v=RruDYGIx1Ak
https://www.youtube.com/watch?v=d9UQDhgoZew
https://www.youtube.com/watch?v=4SvGj6KkiGg

commento : Volontà + Chiarezza

La volontà è una spinta incredibile, è una forma di energia che spesso non la si può spiegare, nemmeno la si vuole spiegare, forse non c’è bisogno di spiegarla, è una radice spirituale che governa molti dei nostri destini e che influenza il futuro personale, relazionale e talvolta collettivo. Mi sono interrogato spesso su cosa sia effettivamente e quale sia la qualità di questa cosa, mi sono chiesto se le volontà personali non vengano confuse e molte volte non siano altro che una amplificazione di impulsi o futili riempimenti delle proprie insoddisfazioni. L’unica cosa che mi ha sempre realmente convito è che se la volontà non si connette ad alti valori e ad effetti utili con il maggiore numero di persone attorno a noi, allora questa non è realmente utile ma anzi alla lunga può essere addirittura dannosa. Le banche ogni tanto per risolvere qualche momento di difficoltà decidono di stampare del denaro, e sappiamo che quel denaro probabilmente non é collegato ad una economia reale, non crea reale ricchezza ma è un palliativo che risolve un problema temporaneo, possono magari avere fatto complicati calcoli matematici e grandi compromessi politici, ma in realtà stanno generando ulteriori problemi che prima o poi dovremo risolvere noi, o qualcuno dopo di noi. Quale volontà presiede quindi a questo tipo di scelta? La domanda rimane sempre inevasa ed ognuno ne può dare una propria interpretazione. Tornando a bomba sul tema della volontà invece è importante domandarsi quale cosa sia davvero necessaria, cosa sia imprescindibile, e quale sia la bussola alla quale ci si sta riferendo. Sbagliare anche solo di mezzo grado quando si parte per un cammino, alla lunga, può condurre molto lontano sia dal punto di partenza come anche dal proprio reale obbiettivo. La volontà quindi è il carburante che ci può permettere di andare lontano, di arrivare, di superare gli infiniti ostacoli che si presenteranno lungo il percorso, ci può premiare e soddisfare, ci può illudere e condannare, resta a noi la scelta sul cosa, come, quando lo si vuole. Ciò non basta, serve un orientamento, rimane fondamentale sapere cosa si vuole e perché lo si vuole, ed il satellitare potrebbe non funzionare. In questi anni ho incontrato molti imprenditori, la maggior parte di loro è molto motivata, spesso arrabbiata e con un forte senso di rivalsa personale, ciononostante pochi fra loro sanno davvero perché vogliono ottenere quanto si prefiggono, c’è ancora un senso vago di responsabilità che invece questo momento storico sta urlando nelle orecchie di tutti noi. E se non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire allora è necessario insegnare a sentire, ascoltare, dentro e fuori di se, domandandosi se ciò che si ambisce ha un respiro grande, se ci può condurre più lontano andando oltre ai piccoli e necessari traguardi che ognuno di noi può e deve raggiungere.

Mi occupo di consulenza strategica imprenditoriale, professionale e personale attraverso l’utilizzo di strumenti di conoscenza di se, del mercato così come del proprio potenziale sia personale che aziendale, chiedimi come….

Alessio Micheli

Il Sapere

IL SAPERE

libri :
“100 cose che non sai sulla tua mente” di Surendra Verma
“Mito e Sugnificato” di Claude Lévi-Strauss
“Coscienza” di Pietro Perconti

commento : Sapere i Corrispettivi del Sapere

Povero professionista, ma sopratutto povero consulente!
Questa figura professionale, che peraltro personalmente incarno da qualche tempo, è una professione che realmente, almeno qui in Italia, deve ancora “arrivare” definitivamente e deve conquistare il proprio spazio vitale, eppure così importante per gli anni a venire.

C’è una vecchia cultura che è immutata da troppo tempo, quella delle micro, nano e piccole imprese, spesso a conduzione familiare, e che sono la vera forza trainate del paese, ma iniziano solo ora, all’alba della consapevolezza “post crisi”, ad essere finalmente oneste con la realtà guardandola per quello che è, ovvero il forzato proseguo di un “percorso di cambiamento” continuo e mutevole.

Senza volere fare ora una seppure doverosa e lunga, lunghissima, considerazione circa la necessità estrema che hanno tutte queste imprese, e prima ancora tutte queste persone che fanno impresa, di consulenti e di consulenza;

Voglio raccontare una delle storie più interessanti riguardo alla relazione cliente-consulente, una storiella che trovo efficace, e confesso che ogni volta che ci penso o che la racconto, mi offre sempre un certo intimo godimento :

– Un tizio (cliente) si trova ad avere un problema col proprio personal computer e non riesce a risolverlo da solo, si tratta di un rumore infernale che presumibilmente arriva dalla ventola di raffreddamento, ma, per non rischiare di fare mosse azzardate e complicare ulteriormente la situazione non può fare altro che sfogliare un elenco di nomi e numeri, come ad esempio le pagine gialle, alla ricerca di un servizio di riparazione. Trovato così un professionista disponibile al pronto intervento, i due si accordano per il luogo e l’ora di incontro presso il recapito del cliente. Dopo circa quaranta minuti, suona il campanello ed ecco il professionista, il cliente soddisfatto della tempestività del servizio porta il professionista alla scrivania del computer in questione con la speranza che non sia nulla di grave poiché quel computer è di vitale importanza per la propria attività, oltre a non volere di certo perdere le preziose informazioni salvate sul pc, non ha nemmeno molto tempo per rimanere inattivo, dovendo di fatto consegnare un progetto nei giorni seguenti. Il professionista esamina il problema, apre la cassetta degli attrezzi ed estrae un cacciavite, il cliente inizia a preoccuparsi un po’, il professionista è serio, non fa trasparire nessuna emozione, si appresta a togliere la scocca esterna della macchina, la toglie, verifica ulteriormente la provenienza del rumore, non la spegne nemmeno, infila il cacciavite nella testa di un paio di viti, gira il cacciavite e …Zzzzz..zhzhzh…..hhh…hh.hh…h..il silenzio. Voilà, il problema è risolto!! Viene richiusa anche la scatola esterna. Ecco che si trattava solo di un allentamento delle viti del supporto della ventola. Il cliente, che era rimasto col fiato sospeso, riprende ossigeno, sorride, è soddisfatto ed offre un caffè al professionista che accetta ben volentieri. I due parlano del più e del meno, del tempo e del campionato di calcio, sorseggiano il caffè ed intanto ognuno dei due pensa già a quello che dovrà fare appena concluso quell’incontro con quel simpatico interlocutore. Finito il caffè il professionista prende nota dei dati del cliente e fa presente che invierà via posta nei giorni a venire la fattura al cliente per il servizio di pronto intervento, lascia una semplice ricevuta di uscita che viene controfirmata dal cliente e via, i due si salutano augurandosi un buon proseguimento di giornata pronti per rituffarsi ognuno nelle proprie attività. Dopo alcuni giorni il cliente riceve via posta come da accordi la fattura del professionista. Come tutti i clienti con l’occhio va immediatamente a leggere la scritta in basso a destra, quella relativa al costo totale finale, ed inaspettatamente ci trova scritto : “Totale Finale = 1.000€”!!! Il cliente é a dir poco furibondo, inizia a camminare su e giù per la stanza e, come un geko in una vasca di smarties, assume progressivamente i colori della bandiera nazionale, prima il bianco spavento, poi il rosso ingenuo ed in fine il verde rabbia, senza pensarci due volte chiama il professionista al cellulare, il quale come sempre risponde prontamente, e lo aggredisce senza pietà alcuna incalzandolo “lei è un truffatore!! come diavolo si permette di farmi una fattura da mille euro per un paio di viti, si vergogni!!! Le ho pure offerto un caffè è lei mi tratta in questo modo!??! Le faccio causa!!!”, lo spergiuro va avanti così per un paio di minuti, ed il professionista non risponde, attende di poter dire qualcosa, ma è solo quando si fa il silenzio che il cliente si ricompone un attimo e riprendendo di nuovo lui la parola con un atteggiamento un po’ meno sconclusionato si rivolge al professionista dicendo : ” mi scusi dello sfogo, ma davvero non capisco come lei possa fare una fattura per un intervento che sarà durato in tutto cinque minuti e che ha richiesto l’utilizzo di un banale cacciavite?!!?”, il professionista, capendo che finalmente può prendere parola replica in modo serafico domandando : ” ha letto le voci di costo?” Il cliente, un po’ confuso e disorientato dalla domanda e dai toni calmi del proprio interlocutore va presso la scrivania e prende nuovamente in mano la fattura che prima aveva lanciato lontano con un gesto secco, riparte a leggere dal basso, dal prezzo finale, e pensa fra se e se “caspita, il tono del professionista è così rilassato che non vorrei mai avere letto male, magari non ho visto la virgola, ma dai, sono uno stupido”…macché, il conto indica ancora 1.000€ !!, alza lo sguardo verso le voci di costo così come gli è stato appena suggerito, ed ecco la spiegazione :
Prima riga : Costo relativo ad intervento manuale con cacciavite = 1€
Seconda riga : Costo relativo al sapere quali viti girare = 999€ !!

Adoro questo finale, e voi ??
Di cosa sto parlando ?
Ovviamente del cosiddetto Know-How, ovvero il sapere, il sapere come fare, il prezzo del sapere ed il prezzo dello sforzo di procurarsi il sapere, del volerlo condividere, portando dei vantaggi ad altri.
Sono tutti e tre dei passaggi distinti e differenti, seppure legati, che ancora troppo spesso non vengono proprio considerati. Si danno per scontati.
Come la luce elettrica o l’acqua in una casa, ci sembra ovvio che debbano esserci poiché le cose funzionano così, eppure, anche questi sono dei servizi per i quali paghiamo delle cifre più o meno stabili, e alla lunga sempre più in rincaro.
Ma se facciamo qualche passo indietro a ricordare come sia potuto succedere che oggi sia davvero possibile, non lo dovremmo sottovalutare poiché sono passati in fondo davvero pochi anni dalla vita dei tanti Ragazzi della via Gluck.

C’è stato bisogno di un costo che qualcuno ha voluto affrontare, quel qualcuno che magari poteva e doveva decidere anche per noi, o chi prima di noi, ne vedeva i vantaggi, questo qualcuno ha dovuto sapere cosa e come fare, e gli è costato fatica, magari denaro che è stato guadagnato dalle proprie o dalle altrui fatiche, qualcuno ha dovuto viaggiare, studiare, provare ed inventare, ed una volta capito, ha voluto condividere tutto questo, non era scontato che accadesse, c’è stata una volontà, è stato chiesto ad altri di condividere un costo per condividere un vantaggio, il vantaggio che quel qualcuno ha visto prima poiché lo è andato ad incontrare quel vantaggio, ed il racconto di quanto aveva capito e confermato prima di tutto a se stesso, ha poi convinto qualcun altro che ciò poteva essere cosa utile, importante.
È andato tutto sempre bene? Neanche a parlarne! Si sono sempre fatti molti errori, e con quei molti errori si sono fatti i correttivi e si sono trovate le soluzioni, poiché ormai l’obbiettivo era stato fissato…

Anche oggi tutto questo, ed ancora di più tutto il resto, ha un costo.
Oggi migliorare e cambiare necessita di un nuovo sforzo, sappiamo già tutto e lo sappiamo un po’ male, sappiamo che si può cambiare, si, in teoria, sappiamo che si può sapere, anzi crediamo già di sapere.

Ricordo che molti anni fa in uno di quei discorsi tra giovani amici nei quali ci si chiede a vicenda “Tu, quale è la cosa che vorresti davvero?” la risposta di un amico presente fu “Vorrei sapere tutto e non dire niente a nessuno!”, rimasi davvero colpito ed un po’ urtato da quella dichiarazione (all’epoca non ero un consulente ne un imprenditore) tanto da ricordarmene ancora oggi.
Quell’amico aveva già capito il potere del sapere e non era disposto, una volta raggiuntolo, a condividerlo.
Quello che però questa persona non aveva forse capito di se stesso è che probabilmente sarebbe potuto diventare un ottimo commerciale, o magari un buon insegnante…già!, poiché un buon insegnante in realtà insegna una unica cosa : che il sapere bisogna conquistarselo e pagarlo a caro prezzo, non va regalato perché andrebbe sprecato e ce ne così poco da non poterselo e non potercelo permettere. A buon intenditor…

Alessio Micheli